Cosa ci spinge ad andare a dormire a una certa ora? A livello biologico, il nostro ritmo circadiano, che individua nelle ore di buio la finestra temporale in cui gli effetti benefici del riposo sono maggiori grazie all’incremento di melatonina nel nostro corpo. Ma la vita nella società contemporanea è molto più complessa e scandita da impegni sociali che ci condizionano profondamente: la quantità di stimoli provenienti dal mondo esterno ci invoglia infatti ad andare a dormire tardi. La contrapposizione tra la vita sociale notturna e il nostro orologio biologico, che vorrebbe ci addormentassimo e svegliassimo presto, non si risolve mai del tutto, ma ci porta piuttosto a svegliarci in base a un orario stabilito dalla nostra sveglia naturale. Un compromesso che non ci fa sentire necessariamente riposati: rischiamo infatti di accumulare un debito cronico di sonno che può destabilizzarci mentalmente. Per questo motivo gli esperti parlano ormai di crisi mondiale del sonno e hanno iniziato a fare ricerche su scala mondiale per indagare lo stile di riposo e capire se i disturbi a esso connessi possano dipendere da fattori di natura socio-economica.
I dati emersi finora confermano questa ipotesi (migliore è la nostra condizione socio-economica, meglio dormiamo) e mettono in evidenza alcune curiosità:

  • nel mondo gli olandesi dormono più di tutti, mentre Singapore e Giappone sono le nazioni in cui si dorme di meno;
  • in Europa, Danimarca e Italia registrano la più bassa incidenza di insonnia cronica, la Polonia quella più alta;
  • i sessantenni dormono meglio dei cinquantenni;
  • in generale, sono gli uomini di mezza età a dormire meno di tutti;
  • Le donne dai 30 ai 60 anni dormono più dei loro coetanei uomini, vanno a letto prima e si svegliano più tardi;
  • chi va a dormire presto trascorre la maggior parte della giornata all’aria aperta;
  • le donne hanno il doppio delle probabilità degli uomini di soffrire di disturbi del sonno.

I cambiamenti sociali hanno sempre influenzato il nostro modo di dormire: i nostri antenati primitivi non potevano permettersi distrazioni se volevano sopravvivere a eventuali attacchi da parte di animali carnivori, pertanto dormivano in gruppo e mantenevano alta l’attenzione anche durante il sonno; molti secoli più tardi, prima dell’avvento della rivoluzione industriale e dell’elettricità, il sonno notturno era discontinuo, anticipato alle prime ore serali e intervallato da momenti di veglia notturni in cui si poteva perfino uscire. Senza contare che, in alcune culture, è assolutamente normale dormire in luoghi rumorosi o affollati, così come riposare regolarmente insieme o accanto ai propri bambini (cosleeping). È quindi importante che le condizioni che consentono il nostro sonno, una su tutte il materasso su cui dormiamo, non siano semplicemente favorevoli, ma rispecchino in tutto e per tutto il nostro modo di intendere il riposo.

Un altro elemento da tenere in considerazione per mettere a fuoco i tempi più congeniali al nostro sonno è il DNA. Sono state infatti individuate 15 regioni del nostro patrimonio genetico che influiscono sui ritmi circadiani e che possono determinare due scenari:

  • una maggiore freschezza mentale al mattino, con propensione a svegliarsi presto, dormire meno ore e a cominciare la giornata di buonumore;
  • una fase di elevata reattività spostata nella seconda metà della giornata, dal pomeriggio fino a tarda notte, con una maggiore propensione alla depressione e all’insonnia.

Gli individui appartenenti alla prima categoria sono detti allodole, quelli che rientrano nella seconda categoria gufi. Se entrambi i membri di una coppia sono dormiglioni o mattinieri tutto bene, ma che succede in una coppia formata da un’allodola e un gufo?

Le donne patiscono più degli uomini la mancata sincronia degli orari del sonno con il partner. Gli uomini non danno particolarmente peso a questa differenza, anche se il tempo passato a letto da svegli a coltivare l’intimità e il rapporto in generale riveste per loro una grande importanza nella vita a due.
Alcuni studiosi consigliano ai soggetti più nottambuli di non alterare i ritmi biologici del partner che va a dormire più presto imponendo le proprie abitudini in camera da letto e suggeriscono piuttosto di dormire in due stanze separate per non disturbarsi a vicenda; si tratta però di una soluzione drastica, che può essere portata avanti solo al termine di un confronto onesto in cui entrambe le parti si dichiarano d’accordo sul da farsi.

Per chi non vuole rinunciare al piacere di condividere ogni momento, anche quello del sonno, con la persona amata, esiste un’alternativa più pacifica: scegliere un letto matrimoniale che consenta a persone con esigenze diverse, non solo in fatto di orari, ma anche di morbidezza e sprofondamento del materasso, di dormire nel massimo comfort, minimizzando il molleggio causato dal movimento di una persona (il cosiddetto effetto rimbalzo) e la percezione di quello stesso movimento da parte di chi le dorme accanto. Cerchiamo in ogni caso di essere tolleranti con i piccoli difetti della nostra dolce metà, ne guadagnerà sicuramente il rapporto di coppia!

 

Articoli Correlati